Il management delle Piaghe da decubito

Il management delle Piaghe da decubito

Le piaghe da decubito rappresentano uno dei principali ostacoli che si possono infrapporre nel recupero funzionale di un paziente. Esse costituiscono l’anello più difficile da spezzare in quella catena di eventi che, influenzandosi tra loro in un inesorabile giro vizioso, portano allo stabilizzarsi di una situazione di non autosufficienza, catena di eventi nella quale finisce spesso per essere difficile distinguere le cause dagli effetti. Infatti le lesioni da decubito , malgrado rappresentino una patologia di tipo secondario, condizionano in vario modo l’evoluzione della patologia primaria, spesso vanificando gli sforzi attuati per la sua risoluzione.

E’ doveroso però sottolineare come in tale situazione giochi spesso un ruolo non secondario una insufficiente informazione sulle possibilità di recupero di tali pazienti. Non è infrequente infatti che un frettoloso giudizio di «impossibilità di guarigione» etichetti come definitivamente compromesse situazioni invece ancora recuperabili. Ancora più spesso inoltre viene subordinato alla risoluzione di questa patologia, con un comportamento a dir poco superficiale, ogni altro tipo di intervento, in particolar modo fisioterapico, dimenticando che è proprio nella contemporaneità e nel sinergismo con gli altri trattamenti sia di tipo medico che riabilitativi, che è da individuare la strada da percorrere per il recupero della maggior parte dei pazienti che incorrono in questa grave patologia.

L’affermazione che è meglio prevenire che curare perde ogni retorica, se inserita nel contesto della prevenzione del decubito. Solo una piccola parte di tali lesioni è da considerare infatti inevitabile, mentre la maggior parte è da considerare addirittura «iatrogena».La lesione da decubito rappresenta infatti un «infarto cutaneo» che si realizza allorché una certa parte di tegumento viene compressa per più di quattro ore continuative tra una prominenza ossea e una superficie rigida esterna. Tra le misure da adottare per la prevenzione va considerato in primo luogo il posizionamento del paziente a letto. Nel paziente allettato che giace in posizione supina le zone più soggette a compressione sono l’occipite, le scapole, le apofisi spinose e i talloni; le piaghe in queste zone sono però meno frequenti e si ritrovano per lo più in pazienti reduci da lunghi periodi di corna. La lesione da decubito più frequente è invece quella a livello sacrale. Essa si realizza non in posizione supina (l’osso sacro, se si usa un normale materasso a molle, non esercita in questa posizione una pressione considerevole) ma nella posizione cosiddetta «eupnoica», cioè a paziente semiseduto a letto.

E sempre indispensabile questa posizione quando prescritta dal sanitario? E quando idispensabile non potrebbe spesso essere sostituita dalla vera e propria posizione seduta, con il conforto di un buon cuscino antidecubito o di un semplice cuscino in gommapiuma? Ad ogni buon conto si può certamente affermare che la posizione seduta dovrebbe essere sempre consigliata quando il decubito sacrale si è ormai verificato. Invece purtroppo il destino inesorabile del paziente che si è procurato un decubito sacrale è spesso quello di essere posto, con un rimedio di gran lunga peggiore del male, in decubito laterale, posizione molto pericolosa se non correttamente assunta, perché si sviluppano così in breve tempo due nuovi decubiti trocanterici, moto più gravi e di trattamento sicuramente più complesso.

Il decubito prono, inoltre, che se correttamente assunto rappresenta quello più sicuro, viene pressoché ignorato dalla maggior parte degli operatori sanitari, che ritengono erroneamente che esso possa in qualche modo compromettere la funzione respiratoria. L’utilizzazione di un materassino anti-decubito, meglio se del tipo ad aria o ad acqua, gioverà sicuramente al paziente permettendogli più lunghi tempi di permanenza nella stessa posizione. E inoltre importante il mantenimento di buone condizioni igieniche evitando la macerazione dei tessuti da parte di sudorazioni eccessive o ristagni di urina che potrebbero provocare arrossamenti e disepitelizzazioni che rendono la cute più sensibile e più vulnerabile all’ischemia. Esistono in commercio delle sostanze a base di silicone che spruzzate sulle aree interessate dalla patologia da decubito formano una pellicola protettiva sulla cute ma non hanno alcun effetto sull’ischemia tissutale. Una parte molto importante nella prevenzione delle piaghe, inoltre, è senz’altro da attribuire all’assistenza del malato che dovrebbe essere la più intensa possibile.

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Le piaghe

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Il trattamento delle piaghe da decubito con espansione cutanea (Video)